mercoledì 28 marzo 2007

RaNganella... tutti giù per terra

Non è importante come si chiamava, io lo chiamerò RaNganella perché mentre facevamo il girotondo in mare, una volta, mi è saltato in spalla urlando che sembrava cantasse: “ahi ‘na raNganella!!!”.
Mi è tornato in mente poco fa, eravamo piccoli, non so… 9/10 anni o forse meno. Erano i tempi in cui potevo ancora fare topless senza che mi guardassero le tette, per capirci.
Nipote dell’Occhialina, la chiamavano tutti così perché aveva perso un occhio da bambina giocando con un bastone.
Andavamo al mare con sua sorella e una che non era la mia ma ci si comportava, insieme.
Tornavamo a casa cantando la stessa strofa della stessa canzone, sempre, abbronzati dal sole che ancora bruciava poco e potevi dimenticarti di metterti la crema, a volte.
“sei come la mia moto, sei proprio come lei… andiamo a farci un giro, fossi in te io ci starei…”
Una volta mi aveva telefonato da una cabina, quando ero tornata a Parma.
Stava finendo i soldi e mi ha detto il suo numero di telefono, di corsa, raccomandandosi di chiamarlo, ma io l’ho dimenticato immediatamente… mi ha anche spedito una cartolina, di quelle tipo “manchi solo tu a Marina di Carrara” e piene di baci. Ma non c’era scritto quel cazzo di numero, ovviamente…
Poi sua sorella si è sposata, la mia pseudo è andata in depressione e siamo diventati grandi: io con la faccia da stronza inavvicinabile e lui in scooter faceva “ciao” con la mano e un sorriso senza fermarsi.
Mi resterà sempre sul gozzo.
Stavo male come lui quando durante l’alluvione di qualche anno fa, in mare ha trovato il cadavere di una donna in via di decomposizione e non ha parlato per una settimana… a me però l’hanno solo raccontato, io il mio tempo l’ho già avuto.
Il migliore, perché questo ricordo non può essere rovinato, nonostante i molti dettagli pulp che circondavano le nostre reciproche esistenze.

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