venerdì 20 aprile 2007

Lo stronzo ha rovinato la mia bocca quasi perfetta, risultato di 5 differenti apparecchi mobili con la testa di qualche cartone animato tra la resina, da indossare come costosi capi d’abbigliamento su misura, come scarpe coi calzari.
Lo stronzo è esploso rabbiosamente; quella notte mi ha tagliato la lingua e ha creato un cratere grande quanto un quarto di sé.
Non faceva male da morire, era solo fastidioso. Non potevo immaginare cosa tramasse sotto quell’apparenza candida e resistente.
Richiamava la mia attenzione su problemi inconcepibili per quei pochi fortunati che non li hanno mai vissuti, come me.
Ha ripreso a farmi male, stavolta il dolore si è reso riconoscibile.
Ho pagato un killer perché lo uccidesse e mummificasse, ora attendo il giorno in cui non mi sembrerà di avere un pezzo di qualche sostanza chimica modellabile in bocca che, ahimè, non sballa, al posto di quello che il mio dentista ha ribattezzato come “lo stronzo”.
Era perfetto.
Radici dritte e resistenti, come tutto il resto intorno. Ma non credo che mi mancherà.
Protesi dentaria, la testa di Paperino tra le fauci, lo getto in uno dei vasi canopi, mostro il dito e me ne dimentico.
Stordita, forse ho pensato di bestemmiare tra le urla.

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